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"C'era
una confusione di banchi di torrone, di bandierine, di carri e di bersagli
e si sentivano di tanto in tanto gli schianti delle fucilate. Mentre le due ragazze raggiungono il ballo, Anguilla osserva la festa che impazza intorno a lui, gli odori e i rumori, invidiando i giovanotti che fanno la corte a Irene e Silvia, dolendosi di non poter essere al loro posto. Molto
efficace anche la descrizione del momento religioso della festa: "Poi
Nuto andò a suonare per la funzione della madonna. Poco oltre il Nido, annunciato da un viale che odora di "vinacce, di arietta di Belbo e di vermut", c'è Canelli da cui, per chi ne abbia l'ardire, si apre la strada del mondo. Canelli,
l'abbiamo già detto, è luogo di confine dove un mondo
finisce ed un altro inizia. "Canelli è tutto il mondo - Canelli e la valle del Belbo - e sulle colline il tempo non passa." Il paese
di S.
Stefano, invece, non compare se non per accenni vaghi, durante gli
anni in cui Anguilla fa il servitore. S. Stefano compare maggiormente durante il soggiorno di Anguilla, ritornato dopo tanti anni: "Quest'estate sono sceso all'albergo dell'Angelo, sulla piazza del paese, dove più nessuno mi conosceva..." E' la
stessa situazione e lo stesso albergo del racconto "La Langa": "Un bel
giorno tornai invece a casa e rivisitai le mie colline. A S. Stefano Belbo, prima della guerra, esisteva realmente un albergo dell'Angelo, nella parte vecchia del paese, ma quello in cui Pavese soggiornava era "La Posta", il cui balcone dà sulla piazza principale, cui viene attribuito il nome dell'altro. Solo in
"Ciau Masino" viene chiamato col suo vero nome: "Masin camminò
per lo stradone di Cossano. Da questo balcone Anguilla osserva la festa patronale di S. Rocco ("...la piazza era un finimondo"), il mercato dove compra il coltello per Cinto ("Vuoi i soldi o il coltello? - gli chiesi - Voleva il coltello - Allora uscimmo nel sole, passammo in mezzo ai banchi delle stoffe e delle angurie, in mezzo alla gente, ai teli di sacco distesi a terra, pieni di ferri, di rampini, di vomeri, di chiodi...") e il viavai della gente. Dopo la festa la piazza tornò vuota: "...finita la festa e il torneo di pallone, l'albergo dell'Angelo si rifece tranquillo e quando, nel brusio delle mosche, prendevo il caffè alla finestra guardando la piazza vuota, mi trovai come un sindaco che guarda il paese dal balcone del municipio." Su un'altra piazza del paese c'è la chiesa, talmente grande da sembrare una cattedrale, sulla cui scalinata, nel clima arroventato del dopoguerra, il parroco pronuncia un infuocato discorso contro i partigiani e i comunisti, in seguito al ritrovamento di due morti repubblichini. Anche
Anguilla vi assiste: "Così sotto quel sole, sugli scalini della
chiesa, da quanto tempo non sentivo più la voce di un prete dire
la sua. Le giornate del ritorno di Anguilla passano veloci: di giorno, all'albergo dell'Angelo, conversa con i notabili del paese che ricercano la sua compagnia e ciò gli arreca un sottile piacere, gli serve per misurare la distanza tra il povero servitore di ieri e l'uomo ricco e affermato di oggi, il vecchio Cavaliere, in particolare, avvocato e possidente decaduto, ormai in totale balia dei suoi mezzadri, è una figura tratteggiata con umana simpatia. "Il Cavaliere
era il figlio del vecchio Cavaliere, che ai miei tempi era il padrone
delle terre del Castello e di diversi mulini e aveva perfino gettato
una diga nel Belbo quand'io ancora dovevo nascere... Si tratta dei terreni circostanti i ruderi del vecchio castello medievale, sopra il centro storico del paese, e di cui rimane in piedi solamente la torre che domina in centro abitato di S. Stefano Belbo. La sera
Anguilla si incontra con Nuto: "Quasi ogna sera Nuto veniva a prendermi
all'Angelo, mi cavava dal crocchio di dottore, segretario, maresciallo
e geometri, e mi faceva parlare. In altre
sere prende il fresco dal poggiolo dell'albero, osserva le colline sopra
i "quattro tetti" del paese e la luna, altissima, irraggiungibile: Assapora
il gusto del ritorno e medita anche sul suo avvenire di uomo senza avvenire. Il mondo
ormai è scoperto, non resta che la delusione e l'infelicità.
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