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Quella da Pavese chiamata il "Salto" è la collina speculare a Gaminella che costeggia la strada per Canelli. Ma è diversa da Gaminella, più aspra, più secca, meno rigogliosa: "...la collina del Salto, oltre al Belbo, con le creste, coi grandi prati che sparivano sulle cime. E giù in basso anche questa era tutta vigne spoglie, tagliate da rive, e le macchie degli alberi, i sentieri, le cascine sparse erano come le avevo veduti giorno dopo giorno, anno per anno, seduto sul trave dietro il casotto o sulla spalletta del ponte". Canelli
"porta del mondo" è vicina, appena dietro la curva, continuamente
percepibile come il confine ultimo: "Canelli mi piaceva per se stessa,
come la valle e le colline e le rive che ci sbucano. Mi piaceva perchè
qui tutto finiva, perchè era l'ultimo paese dove le stagioni
non gli anni si avvicendano". Una passerella che oggi non c'è più, metteva in comunicazione i due mondi: "Traversammo l'alberata, la passerella di Belbo, e riuscimmo sulla strada di Gaminella in mezzo alle gaggie". Solo il treno con le vecchie locomotive a vapore, ormai in disuso, interrompe ilritmo di questo mondo chiuso tra le colline, dove il tempo si misura secondo il ritmo delle stagioni. Il fischio del treno sulla ferrata "che sera e mattina correva lungo il Belbo", porta con sé la curiosità del mondo oltre le colline e l'inquietudine della fuga, fa pensare "a meraviglie, alle stazioni e alle città", interrompe l'andamento statico e contemplativo del romanzo. "Sentivo
tra i peschi arrivare il treno e riempire la vallata filando o venendo
da Canelli, in quei momenti mi fermavo sulla zappa, guardavo il fumo,
i vagoni... La stazioncina
di S. Stefano Belbo, da dove arrivano e partono i personaggi pavesiani,
è ancora la stessa con i suoi binari. Ma se Anguilla pensa alla fuga, una diversa inquietudine divora le figlie di Sor Matteo, avide di vita e di esperienze, ricche ma non ancora abbastanza per figurare tra gli ospiti fissi delle feste che si tenevano al Nido, la casa dei nobili di città, dei veri signori, un gradino più in su, nella gerarchia sociale, della Mora. "E allora
cominciai a chiedermi che cosa dovevano essere le stanze e il giardino
del Nido, di quell'antica palazzina, perchè Irene e Silvia morissero
d'andarci e non potessero. "La palazzina del Nido, rossa in mezzo ai suoi platani, profilata sulla costa dell'estrema collina" (del Salto), domina, con la sua inconsueta architettura, tutta la valle. Si trova
sotto il territorio di Canelli e la sua ubicazione, di difficile accesso,
ha preservato la casa e i terreni circostanti da ogni trasformazione. Una sera Anguilla accompagna con il biroccio le sue emozionatissime padroncine ad una festa al Nido e la casa, vista con gli occhi stupiti del povero servitore, diventa il luogo inafferrabile del sogno e della meraviglia. "Ma quando
a mezzanotte entrai fra le altre carrozze in quel cortile - vista da
sotto la palazzina era enorme e sulle finestre spalancate passavano
ombre d'invitati - nessuno si fece vivo e mi lasciarono in mezzo ai
platani un pezzo.
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