INTRODUZIONE
ALL’ITINERARIO
“ MANGO: IL PAESE DEL PARTIGIANO JOHNNY”
Mango,
un grazioso paese felicemente disteso su una collina della media
Langa, su cui domina superbo il bel castello, che
i marchesi di Busca fecero costruire sulle fondamenta dell’antico
fortilizio a metà del ‘600, e che gioca in una bella
armonia di intenti stilistici con l’adiacente chiesa parrocchiale
barocca, rimase per sempre nel cuore di Beppe Fenoglio.
Infatti, Mango e la campagna circostante sono stati il triste
teatro di una parte delle vicende che egli ha narrato nei suoi
romanzi usciti postumi: Il partigiano Johnny e Una questione
privata, nei fortunosi Appunti partigiani 44 – 45, ritrovati
in riva al Tanaro, e in alcuni racconti.
Mango lo aveva accolto, tra la gente impaurita ma per certi versi
disponibile e solidale, nel periodo tragico della Resistenza,
vissuta e combattuta accanitamente su tutte le colline dall’Alta
alla Bassa Langa, e non solo, in nome di una libertà da
riconquistare ad ogni costo, anche della propria stessa vita.
Beppe – Johnny
partigiano sulle Langhe
Beppe studente iscritto alla Facoltà di Lettere, fu costretto
ad abbandonare gli studi perché richiamato dagli obblighi
militari come soldato del regio esercito. Dopo l’8 settembre,
data della firma dell’armistizio con gli anglo americani,
nello sbandamento generale che sconvolse l’Italia intera,
con le conseguenze dolorose e tragiche che sappiamo, egli riuscì,
in maniera assai avventurosa in un: “imprevisto, insperato
rientro dalla lontana, tragica Roma”, a tornare ad Alba: “Johnny
invece era irrotto in casa di primissima mattina, passando come
una lurida ventata fra lo svenimento di sua madre e la scultorea
stupefazione del padre”. (Beppe Fenoglio, Il Partigiano
Jhonny, a cura di Dante Isella, Einaudi tascabili, Torino, 1978,
cap. 1, pag. 5)
Per un po’ rimase nascosto nella villetta che il padre
si era affrettato a procurargli sulla collina che guardava Alba,
leggendo, mangiando, dormendo e vedendo molto paesaggio, poi
stanco di quella forzata solitudine: “Scese sulla città come
un assalto di sorpresa, scegliendo nel buio l’accesso più normale
e sicuro” (Ibidem, pag. 18), dove incontra più volte
gli antichi professori del liceo, Chiodi e Cocito. E ad un certo
punto decide che è giunto per lui il momento di partire
verso le somme colline, “la terra ancestrale che l’avrebbe
aiutato nel suo immoto possibile, nel vortice del vento nero,
sentendo com’è grande un uomo quando è nella
sua normale dimensione umana. E nel momento in cui partì si
sentì investito - (…) – in nome dell’autentico
popolo dell’Italia, ad opporsi in ogni modo al fascismo,
a giudicare ed eseguire, a decidere militarmente e civilmente.
Era inebriante tanta somma di potere, ma infinitamente più inebriante
la coscienza dell’uso legittimo che ne avrebbe fatto. Ed
anche fisicamente non era mai stato così uomo, piegava
erculeo il vento e la terra.” (Ibidem, cap. 4 pag. 52)
Il primo incontro, casuale, con i partigiani è con un
distaccamento della Brigata Garibaldi, i cosiddetti “Rossi”,
di ideologia comunista, che operavano nelle terre tra Murazzano, “…il
paese all’estremo lembo delle Langhe,…” (Ibidem,
cap. 5, pag. 53) e Mombarcaro.
Fu per Johnny un’esperienza deludente e dolorosa e che
si concluse ancor più tragicamente con la morte di uno
dei capi, il tenente Biondo, durante un’azione di guerriglia
contro i fascisti a Mombarcaro.
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Beppe - Jhonny partigiano a Mango
E’ a questo punto, dopo una parentesi di riflessione, che
Johnny decide di unirsi questa volta ai partigiani della seconda
Divisione Autonoma Langhe, i Badogliani o Azzurri, che agivano
nelle colline della Bassa Langa intorno ad Alba. Essi, “in
quella early primavera” avevano il loro quartier generale “in
un punto quotidianamente spostato della conca sottostante al
paese di Mango. Rispetto alle alte colline, il paesaggio era
lievemente più gentile, ma era come una graduazione di
gentilezza sul grugno di un cinghiale. Fu per un duro gessoso
sentiero, fra duri boschi refrattari alla tardiva primavera,
che Johnny salì al quartier generale per mettersi a disposizione
e prendere gli ordini.” (Ibidem, cap. 14, pag. 157)
Il comandante Nord, al secolo comandante Poli, “il grande
capo delle Basse Langhe” conosciutissimo e di cui Johhny,
durante il cammino aveva molto sentito parlare, lo assegna comandante
in seconda al presidio di Mango, agli ordini di Pierre, al secolo
Piero Ghiacci, tenente di aeronautica.
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I luoghi come luoghi dell’anima
Luoghi come l’osteria, diventata poi Albergo Italia, la
casa del medico, di Costantino, il peso pubblico, il cimitero,
la chiesa, la farmacia, il borgo dei Battuti con la chiesa, e
nella campagna circostante il Bricco d’Avene, Valdivilla,
l’Annunziata, Cascina Isacco, la mitica Cascina di Langa,
il Bricco della Torretta, le colline, i sentieri, le strade,
i boschi, martoriati dalla guerra, diventano non solo il teatro
delle vicende, a volte dolorose, altre volte più serene,
ma essi stessi assumono il ruolo di protagonisti, con una loro
dignità esistenziale, funzionale alla vicenda narrata,
al pari dei protagonisti in carne ed ossa. Diventano luoghi dell’anima,
luoghi che possiedono essi stessi un’anima in grado di
soffrire, di gioire, in una perfetta armonia di sentimenti che
serpeggia in tutta l’opera fenogliana.
E il 10 marzo 2002 Mango, dove è ambientato gran parte
del romanzo, e non solo quello, “lo squallido e sinistro
paese di Mango”, in occasione dell’ottantesimo anniversario
della nascita di Beppe, avvenuta ad Alba il 1 marzo 1922, decideva
di prendersi la sua brava rivincita, assumendo una bella denominazione
letteraria, “Mango, il paese del partigiano Johnny” e,
inaugurava, con una bella e partecipata manifestazione, un percorso,
che partendo dal centro storico del paese, coinvolge come in
abbraccio sincero, i luoghi dove si è consumata l’epopea
del partigiano Johnny – Milton - Beppe, lungo la dorsale
collinare che da Valdivilla, teatro della famosa battaglia, con
cui tra l’altro “termina” il romanzo, raggiunge
le colline dell’Alta Langa, lungo la via per San Donato,
Manera, Neviglie.
“
Dalla finestra del comando Johnny potè scorgere tutto
il suo destinato paese, sfumante le sue case e compattante la
sua tetraggine nell’ora di vespro, alto e arroccato a nord
ed ovest, i due punti cardinali dove stavano i fascisti di Alba
e di Asti, il nemico specifico della divisione di Nord.” (Ibidem,
cap. 14, pag. 162)
E così inizia per Johnny – Beppe, l’avventura
nel paese di Mango
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L’itinerario
a cielo aperto scopre i luoghi della memoria
L’itinerario è una sorta di parco culturale a cielo
aperto, che invita ad una piacevole e profonda immersione tra
letteratura e natura, caratterizzato da elementi di arredo urbano,
panchine e leggii, che identificano aree di sosta panoramiche.
Eleganti pannelli in ferro battuto, che ben si integrano con
il paesaggio circostante, senza per nulla aggredirlo, riportano
il brano, in lingua italiana ed inglese, che identifica il luogo
e comode panchine invitano alla sosta e alla riflessione e perché no,
alla lettura, di qualche pagina indimenticabile, in una suggestiva
ed affascinante contemplazione dei paesaggi della memoria.
Quella memoria che lo stesso Beppe coltivava, nutrita di quei
ricordi, dolorosi se vogliamo, che però niente e nessuno
avrebbero potuto cancellare. Infatti una volta finita la guerra
Beppe più volte manifestò il desiderio di tornare
su queste colline, in una sorta di laico pellegrinaggio, dove
tanto aveva vissuto e sofferto, ogni anno, esprimendo un attaccamento
al paese autentico e sincero: “… Ci verrò da
solo, a piedi, una volta l’anno, un giorno qualsiasi d’inverno,
e cercherò di riprovare quel freddo, di fare pressappoco
le cose e i passi e i pensieri che devo aver fatti in un’eguale
giornata d’inverno 44 – 45. (…) Ogni inverno
ci verrò come ad un anniversario, fino a quando sarò così vecchio
e stanco da dubitare per un momento che un giorno da queste parti
io vi abbia camminato e combattuto. E questo m’avvertirà che
il prossimo inverno non potrò risalire a toccare i muri
della vecchia Langa e riconoscere la cuccia che fu della lupa.
Subito dietro Cascina Langa corre la strada che da bivio Manera
sale e scende fino a Mango, la strada che io ho fatto iersera
da Mango in su. Poco più di una mulattiera, ma è la
grande linea interna del nostre fronte delle Langhe Orientali,
la pista che noi abbiamo battuta piede dopo piede” (Beppe
Fenoglio, Appunti partigiani 44- 45, a cura di Lorenzo Mondo,
Einaudi, Torino, 1994, Cap. III)
E forse la stessa comunione di intenti, resa ancor più bella
dall’essere nata da una medesima comunione di interessi,
ha spinto due anni fa l’allora Amministrazione comunale,
l’Enoteca Regionale “Colline del Moscato” e
un comitato spontaneo di cittadini sorto per l’occasione,
a rendere questo commosso omaggio al partigiano, forse, più famoso
d’Italia, lo stesso infatti, si definiva partigiano e scrittore.
L’itinerario tocca i luoghi panoramici più belli
percorsi tra la neve e il fango, sotto la pioggia battente nella
nebbia più fitta, dalle lunghe falcate di Johnny, e di
Milton, e resi immortali ne Il partigiano Johnny, in Una questione
privata, negli Appunti partigiani 44 – 45, nei Frammenti
di romanzo, nel Dossier del partigiano, postumi, ne i Ventitrè giorni
della città di Alba, pubblicato da Einaudi nel 1952.
Dodici punti sparsi nel centro storico del paese, nove disseminati
nella campagna che circonda l’abitato, un percorso evocativo
che permette di intravedere “nella mappa delle Langhe la
mappa stessa del mondo”, come ebbe modo di sostenere la
studiosa Maria Corti.
Questi luoghi sono destinati ad un turismo scolastico o per famiglie
o per chiunque abbia letto le pagine di Fenoglio e ne sia rimasto
in qualche maniera colpito. In particolare dopo l’uscita
del film del regista piemontese Guido Chiesa, girato proprio
tra queste contrade, molti incuriositi salgono su queste colline
con il libro tra le mani, per ritrovare un paesaggio, una cascina,
un’osteria, che spuntano dalle pagine del romanzo.
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1962: Beppe a Mango al convegno dei poeti vernacoli
Beppe tornò davvero a Mango, tanto che nel 1962 era presente
al convegno dei poeti vernacoli, dove tra le altre cose ricevette
un importante riconoscimento dal poeta manghese Oreste Gallina,
che profondo conoscitore del vernacolo dialettale, gli fu di
grande aiuto per la lingua della Malora, il romanzo che Fenoglio
pubblicò presso Einaudi nel 1954 e che ottenne una feroce
stroncatura da parte di Elio Vittorini, polemico verso “questi
giovani scrittori dal piglio moderno e dalla lingua facile”,
che lo lasciò molto amareggiato.
Non dimentichiamo infatti che questo percorso tocca anche quella
che è stata la Langa della “malora”, la Langa
povera che ti “piglia la pelle a montarla prima ancora
che a lavorarla”, passando accanto alla borgata del Pavaglione,
dove sorge la cascina che vide Agostino servitore di Tobia Rabino.
Ricerca e testi a cura di:
di Tiziana Sacco
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