sabato 17 maggio 2008

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INTRODUZIONE ALL’ITINERARIO
“ MANGO: IL PAESE DEL PARTIGIANO JOHNNY”

Mango, un grazioso paese felicemente disteso su una collina della media Langa, su cui domina superbo il bel castello, che i marchesi di Busca fecero costruire sulle fondamenta dell’antico fortilizio a metà del ‘600, e che gioca in una bella armonia di intenti stilistici con l’adiacente chiesa parrocchiale barocca, rimase per sempre nel cuore di Beppe Fenoglio.
Infatti, Mango e la campagna circostante sono stati il triste teatro di una parte delle vicende che egli ha narrato nei suoi romanzi usciti postumi: Il partigiano Johnny e Una questione privata, nei fortunosi Appunti partigiani 44 – 45, ritrovati in riva al Tanaro, e in alcuni racconti.
Mango lo aveva accolto, tra la gente impaurita ma per certi versi disponibile e solidale, nel periodo tragico della Resistenza, vissuta e combattuta accanitamente su tutte le colline dall’Alta alla Bassa Langa, e non solo, in nome di una libertà da riconquistare ad ogni costo, anche della propria stessa vita.

SOMMARIO
Beppe – Johnny partigiano sulle Langhe
Beppe - Jhonny partigiano a Mango
I luoghi come luoghi dell’anima
L’itinerario a cielo aperto scopre i luoghi della memoria
1962: Beppe a Mango al convegno dei poeti vernacoli

 






Beppe – Johnny partigiano sulle Langhe

Beppe studente iscritto alla Facoltà di Lettere, fu costretto ad abbandonare gli studi perché richiamato dagli obblighi militari come soldato del regio esercito. Dopo l’8 settembre, data della firma dell’armistizio con gli anglo americani, nello sbandamento generale che sconvolse l’Italia intera, con le conseguenze dolorose e tragiche che sappiamo, egli riuscì, in maniera assai avventurosa in un: “imprevisto, insperato rientro dalla lontana, tragica Roma”, a tornare ad Alba: “Johnny invece era irrotto in casa di primissima mattina, passando come una lurida ventata fra lo svenimento di sua madre e la scultorea stupefazione del padre”. (Beppe Fenoglio, Il Partigiano Jhonny, a cura di Dante Isella, Einaudi tascabili, Torino, 1978, cap. 1, pag. 5)
Per un po’ rimase nascosto nella villetta che il padre si era affrettato a procurargli sulla collina che guardava Alba, leggendo, mangiando, dormendo e vedendo molto paesaggio, poi stanco di quella forzata solitudine: “Scese sulla città come un assalto di sorpresa, scegliendo nel buio l’accesso più normale e sicuro” (Ibidem, pag. 18), dove incontra più volte gli antichi professori del liceo, Chiodi e Cocito. E ad un certo punto decide che è giunto per lui il momento di partire verso le somme colline, “la terra ancestrale che l’avrebbe aiutato nel suo immoto possibile, nel vortice del vento nero, sentendo com’è grande un uomo quando è nella sua normale dimensione umana. E nel momento in cui partì si sentì investito - (…) – in nome dell’autentico popolo dell’Italia, ad opporsi in ogni modo al fascismo, a giudicare ed eseguire, a decidere militarmente e civilmente. Era inebriante tanta somma di potere, ma infinitamente più inebriante la coscienza dell’uso legittimo che ne avrebbe fatto. Ed anche fisicamente non era mai stato così uomo, piegava erculeo il vento e la terra.” (Ibidem, cap. 4 pag. 52)
Il primo incontro, casuale, con i partigiani è con un distaccamento della Brigata Garibaldi, i cosiddetti “Rossi”, di ideologia comunista, che operavano nelle terre tra Murazzano, “…il paese all’estremo lembo delle Langhe,…” (Ibidem, cap. 5, pag. 53) e Mombarcaro.
Fu per Johnny un’esperienza deludente e dolorosa e che si concluse ancor più tragicamente con la morte di uno dei capi, il tenente Biondo, durante un’azione di guerriglia contro i fascisti a Mombarcaro.
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Beppe - Jhonny partigiano a Mango
E’ a questo punto, dopo una parentesi di riflessione, che Johnny decide di unirsi questa volta ai partigiani della seconda Divisione Autonoma Langhe, i Badogliani o Azzurri, che agivano nelle colline della Bassa Langa intorno ad Alba. Essi, “in quella early primavera” avevano il loro quartier generale “in un punto quotidianamente spostato della conca sottostante al paese di Mango. Rispetto alle alte colline, il paesaggio era lievemente più gentile, ma era come una graduazione di gentilezza sul grugno di un cinghiale. Fu per un duro gessoso sentiero, fra duri boschi refrattari alla tardiva primavera, che Johnny salì al quartier generale per mettersi a disposizione e prendere gli ordini.” (Ibidem, cap. 14, pag. 157)
Il comandante Nord, al secolo comandante Poli, “il grande capo delle Basse Langhe” conosciutissimo e di cui Johhny, durante il cammino aveva molto sentito parlare, lo assegna comandante in seconda al presidio di Mango, agli ordini di Pierre, al secolo Piero Ghiacci, tenente di aeronautica.
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I luoghi come luoghi dell’anima
Luoghi come l’osteria, diventata poi Albergo Italia, la casa del medico, di Costantino, il peso pubblico, il cimitero, la chiesa, la farmacia, il borgo dei Battuti con la chiesa, e nella campagna circostante il Bricco d’Avene, Valdivilla, l’Annunziata, Cascina Isacco, la mitica Cascina di Langa, il Bricco della Torretta, le colline, i sentieri, le strade, i boschi, martoriati dalla guerra, diventano non solo il teatro delle vicende, a volte dolorose, altre volte più serene, ma essi stessi assumono il ruolo di protagonisti, con una loro dignità esistenziale, funzionale alla vicenda narrata, al pari dei protagonisti in carne ed ossa. Diventano luoghi dell’anima, luoghi che possiedono essi stessi un’anima in grado di soffrire, di gioire, in una perfetta armonia di sentimenti che serpeggia in tutta l’opera fenogliana.
E il 10 marzo 2002 Mango, dove è ambientato gran parte del romanzo, e non solo quello, “lo squallido e sinistro paese di Mango”, in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita di Beppe, avvenuta ad Alba il 1 marzo 1922, decideva di prendersi la sua brava rivincita, assumendo una bella denominazione letteraria, “Mango, il paese del partigiano Johnny” e, inaugurava, con una bella e partecipata manifestazione, un percorso, che partendo dal centro storico del paese, coinvolge come in abbraccio sincero, i luoghi dove si è consumata l’epopea del partigiano Johnny – Milton - Beppe, lungo la dorsale collinare che da Valdivilla, teatro della famosa battaglia, con cui tra l’altro “termina” il romanzo, raggiunge le colline dell’Alta Langa, lungo la via per San Donato, Manera, Neviglie.

“ Dalla finestra del comando Johnny potè scorgere tutto il suo destinato paese, sfumante le sue case e compattante la sua tetraggine nell’ora di vespro, alto e arroccato a nord ed ovest, i due punti cardinali dove stavano i fascisti di Alba e di Asti, il nemico specifico della divisione di Nord.” (Ibidem, cap. 14, pag. 162)
E così inizia per Johnny – Beppe, l’avventura nel paese di Mango
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L’itinerario a cielo aperto scopre i luoghi della memoria
L’itinerario è una sorta di parco culturale a cielo aperto, che invita ad una piacevole e profonda immersione tra letteratura e natura, caratterizzato da elementi di arredo urbano, panchine e leggii, che identificano aree di sosta panoramiche.
Eleganti pannelli in ferro battuto, che ben si integrano con il paesaggio circostante, senza per nulla aggredirlo, riportano il brano, in lingua italiana ed inglese, che identifica il luogo e comode panchine invitano alla sosta e alla riflessione e perché no, alla lettura, di qualche pagina indimenticabile, in una suggestiva ed affascinante contemplazione dei paesaggi della memoria.
Quella memoria che lo stesso Beppe coltivava, nutrita di quei ricordi, dolorosi se vogliamo, che però niente e nessuno avrebbero potuto cancellare. Infatti una volta finita la guerra Beppe più volte manifestò il desiderio di tornare su queste colline, in una sorta di laico pellegrinaggio, dove tanto aveva vissuto e sofferto, ogni anno, esprimendo un attaccamento al paese autentico e sincero: “… Ci verrò da solo, a piedi, una volta l’anno, un giorno qualsiasi d’inverno, e cercherò di riprovare quel freddo, di fare pressappoco le cose e i passi e i pensieri che devo aver fatti in un’eguale giornata d’inverno 44 – 45. (…) Ogni inverno ci verrò come ad un anniversario, fino a quando sarò così vecchio e stanco da dubitare per un momento che un giorno da queste parti io vi abbia camminato e combattuto. E questo m’avvertirà che il prossimo inverno non potrò risalire a toccare i muri della vecchia Langa e riconoscere la cuccia che fu della lupa. Subito dietro Cascina Langa corre la strada che da bivio Manera sale e scende fino a Mango, la strada che io ho fatto iersera da Mango in su. Poco più di una mulattiera, ma è la grande linea interna del nostre fronte delle Langhe Orientali, la pista che noi abbiamo battuta piede dopo piede” (Beppe Fenoglio, Appunti partigiani 44- 45, a cura di Lorenzo Mondo, Einaudi, Torino, 1994, Cap. III)
E forse la stessa comunione di intenti, resa ancor più bella dall’essere nata da una medesima comunione di interessi, ha spinto due anni fa l’allora Amministrazione comunale, l’Enoteca Regionale “Colline del Moscato” e un comitato spontaneo di cittadini sorto per l’occasione, a rendere questo commosso omaggio al partigiano, forse, più famoso d’Italia, lo stesso infatti, si definiva partigiano e scrittore.
L’itinerario tocca i luoghi panoramici più belli percorsi tra la neve e il fango, sotto la pioggia battente nella nebbia più fitta, dalle lunghe falcate di Johnny, e di Milton, e resi immortali ne Il partigiano Johnny, in Una questione privata, negli Appunti partigiani 44 – 45, nei Frammenti di romanzo, nel Dossier del partigiano, postumi, ne i Ventitrè giorni della città di Alba, pubblicato da Einaudi nel 1952.
Dodici punti sparsi nel centro storico del paese, nove disseminati nella campagna che circonda l’abitato, un percorso evocativo che permette di intravedere “nella mappa delle Langhe la mappa stessa del mondo”, come ebbe modo di sostenere la studiosa Maria Corti.
Questi luoghi sono destinati ad un turismo scolastico o per famiglie o per chiunque abbia letto le pagine di Fenoglio e ne sia rimasto in qualche maniera colpito. In particolare dopo l’uscita del film del regista piemontese Guido Chiesa, girato proprio tra queste contrade, molti incuriositi salgono su queste colline con il libro tra le mani, per ritrovare un paesaggio, una cascina, un’osteria, che spuntano dalle pagine del romanzo.
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1962: Beppe a Mango al convegno dei poeti vernacoli
Beppe tornò davvero a Mango, tanto che nel 1962 era presente al convegno dei poeti vernacoli, dove tra le altre cose ricevette un importante riconoscimento dal poeta manghese Oreste Gallina, che profondo conoscitore del vernacolo dialettale, gli fu di grande aiuto per la lingua della Malora, il romanzo che Fenoglio pubblicò presso Einaudi nel 1954 e che ottenne una feroce stroncatura da parte di Elio Vittorini, polemico verso “questi giovani scrittori dal piglio moderno e dalla lingua facile”, che lo lasciò molto amareggiato.
Non dimentichiamo infatti che questo percorso tocca anche quella che è stata la Langa della “malora”, la Langa povera che ti “piglia la pelle a montarla prima ancora che a lavorarla”, passando accanto alla borgata del Pavaglione, dove sorge la cascina che vide Agostino servitore di Tobia Rabino.

RIFERIMENTI ONLINE:

Comune di Mango
Il paese di Mango

Ricerca e testi a cura di:


di Tiziana Sacco


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