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Il
condottiero dei Galli, Brenno, decorò Alba
dello stemma della Gallia, raffigurante un gallo.
La città si fregiò di questo stemma
per secoli e conserva ancora oggi il tradizionale
ricordo in un gallo stilizzato sovrapposto alla punta
del campanile del duomo. La città ottenne la
cittadinanza romana con la legge del console Gneo
Pompeo Strabone nell' 89 a.C. e venne battezzata Alba
Pompeia. Come municipium romano fu inserita nella
nona regione e ascritta alla tribù Camilia.

I ritrovamenti effetuati nel corso di molteplici scavi
dimostrano come per i primi due secoli dell'impero,
Alba abbia seguito l'ascesa romana e abbia costituito,
insieme a Pollenzo e a Benevagienna, un triangolo
strategico e commerciale di tutto rispetto, arricchendosi
di stutture urbanistiche di notevole interesse, tra
le quali l'acquedotto, per convogliare le acque in
città, e la rete fognaria per lo scarico delle
acque nere del vicino fiume Tanaro.
L'attività di sfruttamento agricolo e di allevamento
del bestiame costitui' elemento di grande rilievo
nella fondazione quanto meno di parte considerevole
dell'èlite dirigenziale cittadina. Circa la
pratica della viticoltura del territorio albese, lo
stesso Plinio informa della cura posta dai viticoltori
nella scelta dei terreni per ottenere qualità
di prodotti di diverso pregio a riprova di una tecnica
agricola affinata ed evoluta. Mura di grande consistenza
e di forma poligonale cingevano la città che
ospitò, secondo la tradizione, l' imperatore
Augusto in viaggio per le Gallie, e innalzò
al trono dei Cesari Publio Elvio Pertinace.
Il perimetro urbano rimase invariato fino in eta moderna
e ancora oggi la circonvallazione cittadina in più
punti corre parallela, esternamente alle antiche mura,
conservando in tal modo alla città la traccia
della cinta perimetrale che le fu caratteristica fin
dalla fondazione.

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