Giuseppe “Pinot” Gallizio
(Alba, 1902<1964) è stato uno dei protagonisti
della vicenda artistica europea tra gli anni
Cinquanta e Sessanta.
Chimico, farmacista, studioso di archeologia, di etnologia,
di
geologia, partigiano e, dopo la Liberazione, consigliere
comunale ad Alba, Pinot Gallizio giunge tardi alla
pittura, trasferendovi l’intensità e le
tensioni che caratterizzano tutto il
suo percorso esistenziale.
Rilevante è il suo incontro nel 1955 con l’artista
danese Asger
Jorn, con il quale lo stesso anno ad Alba fonda, insieme
a Piero
Simondo, il Laboratorio Sperimentale del Movimento
Internazionale per una Bauhaus Immaginista.
Sede di ricerca artistica ed elaborazione teorica,
il Laboratorio
di Alba è anche il luogo in cui convergono artisti
provenienti
da tutta Europa. Tra questi Guy Debord, Michèle
Bernstein,
Ralph Rumney, Constant, con i quali Gallizio fonda
nel 1957
l’Internazionale Situazionista, cui contribuisce
con la teoria e la
pratica della “pittura industriale”.
Realizzata su lunghi rotoli destinati a essere tagliati
e venduti al
metro, esposti per la prima volta nel 1958 alla Galleria
Notizie di
Torino, la pittura industriale si rivelò strumento
capace di
infliggere, come scrisse Michèle Bernstein: «il
colpo di grazia alle piccole glorie del cavalletto». Con la Caverna
dell’antimateria,
allestita alla Galerie Drouin di Parigi nel 1959, Gallizio
utilizzò la
pittura industriale per dar vita a un ambiente avvolgente
e
polisensoriale.
Dopo l'allontanamento dal Gruppo Situazionista, avvenuto
nel
corso del 1960, l'artista elaborò nuovi tragitti
segnici da lui
stesso definiti “psicogeometrici”, e diede
voce nei suoi quadri
alla vocazione favolistica e narrativa presente nei
cicli La
Gibigianna e La Storia di Ipotenusa. Il tema del segno,
esplorato
in chiave materica e gestuale, ma con una sensibilità rinnovata
dalla conoscenza della cultura Zen, è tra il
1962 e il 1963 alla
base del vasto ciclo delle Notti di cristallo e delle
serie Oggetti e
spazi per un mondo peggiore e Fabbriche del vento.
L'ultima stagione coincide con una nuova fase di ricerca,
pienamente in linea con i mutati orizzonti delle esperienze
artistiche internazionali. Ne sono espressione i neri
quadri-oggetto del 1963<1964, così come
l'opera<installazione
Anticamera della morte, anch'essa dominata dal nero,
che
riassume e suggella l'intero arco dell'esperienza artistica
ed
esistenziale di Gallizio.
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La
mostra
L’Italia
negli anni Cinquanta e Sessanta
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