sabato 17 maggio 2008

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Pinot Gallizio e il suo tempo. 1953 -1964

Giuseppe “Pinot” Gallizio (Alba, 1902<1964) è stato uno dei protagonisti della vicenda artistica europea tra gli anni Cinquanta e Sessanta.

Chimico, farmacista, studioso di archeologia, di etnologia, di geologia, partigiano e, dopo la Liberazione, consigliere comunale ad Alba, Pinot Gallizio giunge tardi alla pittura, trasferendovi l’intensità e le tensioni che caratterizzano tutto il suo percorso esistenziale.

Rilevante è il suo incontro nel 1955 con l’artista danese Asger Jorn, con il quale lo stesso anno ad Alba fonda, insieme a Piero Simondo, il Laboratorio Sperimentale del Movimento Internazionale per una Bauhaus Immaginista.

Sede di ricerca artistica ed elaborazione teorica, il Laboratorio di Alba è anche il luogo in cui convergono artisti provenienti da tutta Europa. Tra questi Guy Debord, Michèle Bernstein, Ralph Rumney, Constant, con i quali Gallizio fonda nel 1957 l’Internazionale Situazionista, cui contribuisce con la teoria e la pratica della “pittura industriale”.

Realizzata su lunghi rotoli destinati a essere tagliati e venduti al metro, esposti per la prima volta nel 1958 alla Galleria Notizie di Torino, la pittura industriale si rivelò strumento capace di infliggere, come scrisse Michèle Bernstein: «il colpo di grazia alle piccole glorie del cavalletto». Con la Caverna dell’antimateria, allestita alla Galerie Drouin di Parigi nel 1959, Gallizio utilizzò la pittura industriale per dar vita a un ambiente avvolgente e polisensoriale.

Dopo l'allontanamento dal Gruppo Situazionista, avvenuto nel corso del 1960, l'artista elaborò nuovi tragitti segnici da lui stesso definiti “psicogeometrici”, e diede voce nei suoi quadri alla vocazione favolistica e narrativa presente nei cicli La Gibigianna e La Storia di Ipotenusa. Il tema del segno, esplorato in chiave materica e gestuale, ma con una sensibilità rinnovata dalla conoscenza della cultura Zen, è tra il 1962 e il 1963 alla base del vasto ciclo delle Notti di cristallo e delle serie Oggetti e spazi per un mondo peggiore e Fabbriche del vento.

L'ultima stagione coincide con una nuova fase di ricerca, pienamente in linea con i mutati orizzonti delle esperienze artistiche internazionali. Ne sono espressione i neri quadri-oggetto del 1963<1964, così come l'opera<installazione Anticamera della morte, anch'essa dominata dal nero, che riassume e suggella l'intero arco dell'esperienza artistica ed esistenziale di Gallizio.

 

 

La mostra

L’Italia negli anni Cinquanta e Sessanta

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