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PARCHI E ALTRE ZONE PROTETTE


L'Italia è una nazione decisamente indifferente al problema della protezione della natura: gli unici parchi nazionali esistenti realmente e non solo sulla carta sono quelli istituiti prima della seconda guerra mondiale; complessivamente il nostro Paese protegge l'i,5% del proprio territorio, contro una media mondiale che raggiunge il 3 %. Gran parte delle competenze in materia di salvaguardia dell'ambiente è delegata alle Regioni. Il Piemonte si è dimostrato sensibile al problema, tant'è che ha realizzato una rete di parchi e riserve naturali che non ha eguali in tutto il resto del Paese.
La politica dei parchi in Piemonte risale al 1975, quando fu approvata l'apposita legge quadro. Nel 1977 fu redatto il primo elenco delle aree naturalisticamente meritevoli di tutela, poi aggiornato nel 1979 e nel 1985. Parecchie di queste aree sono intanto state istituite come parco o riserva naturale: oggi il Piemonte dispone di più di trenta zone protette, mentre un'altra decina dovrebbe essere istituita nei prossimi anni.
La legge piemontese prevede numerosi tipi di aree protette: si va dal parco naturale (zona che presenta un elevato interesse ambientale complessivo) alle riserve naturali, orientale o integrali (che possiedono pregi del tutto peculiari su territori di estensione minore), alle aree attrezzate (zone localizzate di solito vicino alle grandi città e adattate in particolare per lo svago e la ricreazione dei cittadini). Ai parchi piemontesi vanno aggiunte le due aree tutelate direttamente dallo Stato: una è il

parco nazionale del Gran Paradiso, o meglio la sua parte meridionale (di cui si parla diffusamente in un altro paragrafo), l'altra è la riserva naturale della Valgrande, gestita dal Corpo Forestale. Quest'ultima comprende la zona montuosa che si trova, grosso modo, tra la vai d'Ossola, la vai Vigezzo, la vai Cannobina e il lago Maggiore. È un'area di grande interesse naturalistico, soprattutto perché completamente disabitata e quindi priva di qualsiasi disturbo da parte dell'uomo. Non per nulla è stata proposta come la prima «area wilderness» (letteralmente zona selvaggia) italiana. La Val-grande potrebbe diventare presto un parco nazionale, cosa che ne renderebbe più facile la salvaguardia.
Un altro parco nazionale previsto in Piemonte è quello delle Alpi Marittime, che congloberebbe tre attuali parchi regionali (Valdieri-En-tracque, Val Pesio e Bosco di Palanfrè) e si collegherebbe con il parco nazionale francese del Mercantour.
Molti dei parchi naturali piemontesi sono montani: tra i più interessanti ricordiamo l'Al-pe Veglia (una splendida conca di origine glaciale proprio sopra il traforo del Sempione), l'alta Valsesia (che comprende le propaggini sud-orientali del massiccio del Monte Rosa), l'Orsiera-Rocciavrè (che comprende la catena montuosa a cavallo tra le valli di Susa e del Chisone), il Gran Bosco di Salbertrand (ove vi sono forse i più bei boschi di conifere di tutto il Piemonte) e i già ricordati parchi delle montagne del Cuneese: Valdieri-Entracque, riserva di Palanfrè, Val Pesio, che ospitano una flora eccezionale come varietà e quantità. Molto interessante è anche il sistema delle zone umide: garzaie e paludi che ospitano una fauna di grande interesse e di cui si parla più diffusamente altrove. Da ricordare anche i Sacri Monti (Varallo Sesia, Orta, Crea, Monte Calvario, Belmonte, Ghiffa), colline su cui sono state edificate in tempi antichi numerose cappelle che rappresentano la vita e la passione di Cristo.
La tenuta della Mandria, a Venaria Reale, è forse l'unico esempio italiano di parco all'inglese: cervi, daini (Dama dama), lepri, scoiattoli e altri animali vivono numerosi nei boschi che si alternano ai prati di quella che fu una riserva di caccia dei Savoia. Altre aree protette sono ricordate in vari pun-
ti nel corso della trattazione dei capitoli di cui questo libro si compone. Non è il caso che ci dilunghiamo oltre sull'argomento. Un ultimo accenno soltanto per ricordare le aree che, all'opposto, non sono ancora adeguatamente protette, per cui il loro futuro si presenta piuttosto incerto. Ricordiamo l'Alpe Devero (un'altra conca glaciale ossolana), i laghi di Candia e di Viverone (che si trovano nel Canavese), la baraggia vercellese, la vai Sesse-ra (sopra Biella), il corso del fiume Po, le montagne intorno al Monviso, i boschi della Partecipanza e di Lucedio, le Langhe e i Roe-ri, la collina torinese: la superficie complessiva è indubbiamente notevole, d'altronde un moderno concetto di parco è ben lontano dal lapidario «filo spinato e guai a chi entra»; parco naturale deve essere sinonimo di sensibile e lungimirante pianificazione territoriale, di oculato uso delle risorse, a fini etici, culturali e turistici, di articolato sviluppo economico delle comunità che vivono in aree marginali, di conservazione di pregi ambientali che è nostro dovere custodire, per lasciarli anche all'ammirazione e allo studio di chi verrà dopo di noi

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