La parte centrale del Piemonte, a sud del fiume Po, è costituita
da una zona collinosa, in cui i rilievi raggiungono mediamente i 500-700
metri di quota. L'origine di queste colline è la stessa delle
più maestose Alpi: alcune decine di milioni di anni or sono
la zona era ricoperta dal mare, quando, a causa di movimenti della
crosta terrestre, il fondo si sollevò ed emerse dalle acque.
Che l'origine delle Langhe e del Monferrato sia proprio questa è
confermato dall'abbondanza di fossili marini che ancora oggi si trovano
in numerose zone. Una tra le più ricche è quella delle
valli Andona e Botto, situate alle porte di Asti e che proprio per
questa loro caratteristica sono state inserite in una riserva naturale
da parte della Regione Piemonte.
Le propaggini orientali di questo sistema collinare costituiscono
la collina di Torino, pittoresco balcone che, proprio sulla sponda
destra del Po, consente di ammirare dall'alto splendidi panorami della
città e delle montagne che
la circondano.
Questi ambienti sono stati profondamente trasformati dall'uomo, che
vi ha quasi ovunque eliminato il bosco originario per sostituirvi
le sue coltivazioni. Tra queste la più importante è
senza dubbio quella della vite (Vitis vinifera), che produce, in tali
zone, alcuni tra i vini più famosi d'Italia: barolo, barbaresco,
dolcetto e grignolino, solo per fare alcuni nomi. Tipica delle Langhe
è anche la coltivazione delle nocciole, che fornisce un prodotto
molto pregiato e particolarmente apprezzato per la preparazione di
dolci e cioccolati speciali. Nelle zone più impervie, quali
le creste, i pendii più ripidi e i fondivalle incassati è
ancora possibile trovare i residui dei boschi preesistenti. Roverella,
pino silvestre (Pinus sylve-stris), castagno, frassino e carpino nero
(Ostrya carpini/olia) sono le specie più rappresentate, anche
se devono fare i conti con l'invadenza della robinia, mentre il faggio
(Fagus sy Iva fica) e altre querce (farnia, rovere, cerro) sono circoscritti
a poche zone. Anche la fauna che vive in queste aree è ridimensionata
rispetto al passato. Tra i mammiferi vanno comunque segnalati la donnola
(il più piccolo tra i Mustelidi), la volpe (che riesce a sopravvivere
nonostante la feroce caccia dell'uomo) e il ghiro (Glis glis), un
simpatico « topolino » grigio con una grande coda, famoso
soprattutto per il letargo in cui trascorre la brutta stagione.
Numerosi sono gli uccelli che abitano le Lan-ghe e il Monferrato.
Tra i rapaci ricordiamo la poiana (Buteo buteo) e il falco pecchiaiolo
(Pernis apivorus), un migratore che giunge da noi soltanto in primavera
avanzata e che si nutre prevalentemente di insetti, e, tra quelli
notturni, il timido allocco. Ma forse la presenza più interessante
è quella della starna (Per-dix perdix), una specie che, a causa
della concorrenza dei fagiani da ripopolamento e della caccia spieiata
di cui è oggetto, sta riducendosi sempre più di numero.
Simile alla starna, e quasi altrettanto rara, è la pernice
rossa (Alec-toris rufa), riconoscibile per il bel rosso vivo che le
colora il becco e le zampe. Altri uccelli che è possibile osservare
nelle zone collinari sono il tordo (Turdus philomenos), il cuculo
(Cuculus canorus), la tortora (Streptopelia tur-tur), che, essendo
migratrice, vive da noi soltanto in estate, la cincia bigia (Parus
palustris) e alcuni picchi, tra cui soprattutto quello rosso maggiore
(Picoides mayor). Nella stagione autunnale fa la sua comparsa la beccaccia
(Scolopax rusticola), che predilige i boschi cedui. Alcuni individui
trascorrono nella nostra regione l'intera stagione invernale, mentre
altri proseguono il loro viaggio verso quartieri di svernamento più
meridionali. La beccaccia è una delle prede più ambite
dai cacciatori, il che spiega la sua irregolare e comunque scarsa
presenza sul territorio regionale.
Tra i rettili merita una citazione il ramarro (Lacerta viridis), una
specie di grosso lucertolo-ne dal colore verde brillante con riflessi
azzur-rognoli. È un animale molto agile e veloce, che fugge
con grande rapidità quando si sente in pericolo. Nella sua
dieta entrano soprattutto insetti, vermi e molluschi. Non meno interessante
è l'orbettino (Anguis fragilis), il quale, contrariamente alle
apparenze, non è un serpente, bensì una lucertola, con
zampe atrofizzate. L'orbettino è lungo al massimo una cinquantina
di centimetri ed è di colore scuro. E del tutto innocuo per
l'uomo e presenta la curiosa caratteristica di emettere un acuto suono,
che ricorda quello dei grilli.
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