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martedì 25 maggio 2010

News sull'uso dei cellulari


Così dichiara l'Istituto Superiore di Sanità: “L'uso dei telefoni cellulari non aumenta il rischio di tumori cerebrali”

 

- E' con questa dichiarazione riassuntiva che l'Istituto Superiore di Sanità rende noti i risultati di un importante studio internazionale denominato “Interphone”. I dati della ricerca sono stati pubblicati il 17 maggio dall'International Agency for Research on Cancer (IARC), che è una diramazione dell'Organizzazione mondiale della Sanità e presentati contemporaneamente in tutti i paesi che hanno partecipato al progetto.
Lo studio Interphone è stato promosso e coordinato dalla IARC ed ha coinvolto tredici paesi fra cui l'Italia attraverso il Reparto di Epidemiologia dei Tumori dell'Istituto Superiore di Sanità. Gli altri partecipanti sono Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Israele, Giappone, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Regno Unito.
Si tratta del più grande e omogeneo studio prodotto fino a questo momento, realizzato fra il 2000 e il 2004 intervistando più di 10.700 persone di età compresa fra i 30 e 59 anni. Ai soggetti è stato proposto un questionario uguale per tutti e tradotto in otto lingue e le procedure di accertamento dei casi sono state, secondo la responsabile scientifica per l'Italia, dottoressa Susanna Lagorio, uniformi e rigorose.
La metodologia utilizzata è del tipo caso-controllo, che è un tipo di studio clinico utilizzato per identificare i fattori che possono contribuire a indurre una patologia. In generale, i soggetti che sono portatori di una patologia sono studiati in relazione alla loro esposizione a fattori di rischio; successivamente si studia questo gruppo confrontandolo con un altro gruppo di individui che non presentano la stessa patologia.
Nel caso di Interphone, la finalità delle interviste era quella di valutare se esiste una relazione tra l'uso del telefono cellulare e il rischio di contrarre tumori cerebrali (meningiomi, gliomi, neurinomi del nervo acustico o tumori alle ghiandole salivari). Alcune delle domande sottoposte agli intervistati riguardavano per esempio, il modo e i tempi in cui erano stati utilizzati i telefoni cellulari, quanto tempo duravano le telefonate, da quanti anni i soggetti usavano il cellulare, quante telefonate venivano effettuate giornalmente.
Secondo quanto riportato nelle comunicazioni ufficiali diffuse in tutto il mondo, lo studio non avrebbe rilevato “alcun incremento del rischio di tumori cerebrali legato all'uso dei telefoni mobili”. Tale affermazione sarebbe confortata nella sua attendibilità dai risultati che si possono definire omogenei in tutti i paesi e anche perché le grandi dimensioni dello studio riducono il margine d'errore. Un aspetto importante, non riportato dal comunicato elaborato in lingua italiana, è quello relativo al reperimento dei fondi per finanziare la ricerca. La cifra stanziata è di circa 19 milioni di euro, di cui circa 5 milioni e mezzo provenienti dalle compagnie industriali. Il resto dei finanziamenti proviene da 26 enti istituzionali dei vari paesi partecipanti al progetto; ciò costituirebbe la prova e la garanzia dell'indipendenza dello studio, sulla cui buona fede e rigore scientifico per il momento è difficile insinuare dubbi. I risultati sono confortanti, tuttavia ci sono alcuni aspetti sui quali forse varrebbe la pena di riflettere.
Anche se i risultati sono stati diffusi solo da qualche giorno, le interviste si riferiscono agli anni dal 2000 al 2004. Una domanda potrebbe essere la seguente: ci sono statistiche che indicano chiaramente quanto il trend individuato fino al 2004 relativamente alla crescita dell'uso dei telefoni cellulari, abbia continuato la sua dinamica? In altre parole, dal 2004 ad oggi, in un settore come quello delle telecomunicazioni, l'uso del telefono è ancora aumentato e si è diffuso secondo le curve di crescita già indicate (ad esempio nelle statistiche del Censis)? E in caso di risposta positiva quanto tutto ciò potrebbe incidere nell'aggiornamento dei dati di Interphnone?
Un dubbio sorge inoltre confrontando i dati di Interphone con quelli di un famoso studio svedese del 2006 secondo cui, invece, la relazione fra alcune patologie tumorali e l'uso dei cellulari sarebbe statisticamente significativa.
Per ciò che riguarda la giurisprudenza, infine, è forse utile ricordare che è solo di qualche mese fa una sentenza con la quale la Corte d'Appello di Brescia ha condannato l'INAIL a risarcire un dirigente che ha utilizzato per motivi di lavoro, il cellulare per cinque o sei ore al giorno, dal 1991 al 2003 (clicca qui)

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Lorenzo Pellegrini
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