Per gli amanti del bello musicale la grande vocalist Sarah è l'ideale
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A volte la periartrite scapolo-omerale ti obbliga a rimanere in casa come un bacucco tra dolori lancinanti e la noia che ti divora. Già la noia che gli antichi greci consideravano un momento importante per dedicarsi a soavi ed altissimi pensieri, ma che noi poveri “mortali” non sappiamo la maggior parte delle volte come combattere; e dunque tra una simulazione di volo al computer, lo scrivere amenità varie o ascoltare musica a volte si propende per quest’ultima. Cosa uscirà dallo scrigno magico del mago? In verità non lo so fino al momento in cui, non vengo attratto da un cd che avevo quasi dimenticato di possedere ma che la sola casa editrice, la Verve, mi fa balenare agli occhi. Già perché per gli amanti del Jazz l’etichetta Verve è come per alcuni amanti del buon bere, un Pio Cesare o un Borgogno, piuttosto che un Ratti; insomma si va sul sicuro. Ad una più attenta visione l’interprete, la grande vocalist Sarah Vaughan fa crollare ogni dubbio e quasi ti obbliga all’ascolto immediato. Conobbi per la prima volta la grande Sarah in uno splendido lp marchiato Phlips nel quale interpretava alcuni songs di George Gershwin accompagnata dalla orchestra di Amsterdam diretta da Edo de Waart, e me ne innamorai immediatamente. Questo cd dal titolo The greatest Jazz raccoglie 15 godibilissime tracce, in fin dei conti i più bei standard del repertorio, che la grande vocalist di colore affronta con una tecnica superlativa sciorinando una gamma vocale realmente invidiabile. Ricche e piene di armoniche le note medio- gravi e gravi, tanto da divenire viscerali, materiche e sensualissime e alla stessa stregua raffinatissime le note acute pure come il cristallo di Boemia, come acqua che sgorga da una sorgente di montagna. Da brivido i “filati” e soprattutto quegli “svolazzi” estremamente controllati, ma pieni di puro pathos che le permettono sempre nuove variazioni sul tema. Ed allora come non entrare in una vibrazione quasi simpatica con l’esecuzione di Summertime, piuttosto che di Misty, come non commuoversi al cospetto di una introspettiva interpretazione di “It never entred my mind” del memorabile binomio Rodgers e Hart? Ed ancora “Take the ”A” Train” brano con il quale l’orchestra condotta dal grande “Duca”, Duke Ellington iniziava le sue performance. Insomma un cd per veri amanti del “bello musicale” per parafrasare Hanslick e per chi desidera ricavarsi quaranta minuti di serenità Cheek to Cheeck (guancia a guancia) con la grande Sarah.