Un gruppo apprezzatoa sia dalle vecchie che dalle nuove generazioni
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Ogni tanto ritornano! Chi direte voi? Gli zombi? I fantasmi del passato? I politici? Le mogli? Niente di tutto questo a volte ritornano i “balin” le nostre vecchie passioni che inevitabilmente coinvolgono un ampio spettro della nostra quotidianità; dunque ho deciso di riappropriarmi dei miei spazi ma soprattutto della musica dei miei tempi; così rovistando nella mia collezione di cd ho trovato una edizione speciale dedicata ad un complesso americano che per la sua storia e la sua composizione ha segnato in modo indelebile la storia del Pop (disco dance) e della società. Si tratta dei mitici Village People. Per chi non li conoscesse ancora si tratta di un gruppo musicale americano legato alla Disco Music degli anni settanta e ottanta. Come si può evincere dal nome (la gente del villaggio) probabilmente si riferisce alla “colonia” di omosessuali che frequentava il Greenwich Village a New York. Il gruppo in realtà fu fondato da un francese Jaques Morali nel 1977 e quando conobbe Willis (che diventerà il capogruppo) in uno studio di registrazione gli chiese di interpretare e cantare nel primo lp dei Village People. Egli accettò e così si formò lo storico gruppo che comprendeva personaggi desunti dalla vita quotidiana e storica degli States tra questi Il poliziotto (Willis), l’operaio, l’indiano, il motociclista, il soldato ed il cow boy (archetipi dell’immaginario gay). I maggiori successi sono ancora oggi danzati e ancora sono “accolti” favorevolmente non solo da una utenza di nostalgici ma anche dalla attuale generazione. Desidero ricordare YMCA, In the navy, Macho man, Go west. Vendettero oltre 85 miloni di album e tutt’ora sono “gettonatissimi”. Si imposero sia quale icona Gay che come fenomeno musicale tout court. Agli inizi degli anni 2000 si diffuse la notizia della loro dipartita a causa dell’AIDS, ma le successive apparizioni anche nella nostra nazione smentirono la ferale notizia. Penso sia giusto ricordare un gruppo che ha fatto ballare tutta la mia generazione, che tra l’altro si esaltava anche al cospetto di “I will survive” di G. Gainor senza per questo essere obbligatoriamente omosessuale, e ha segnato a mio parere una disco music di ottima qualità, ancora a portata d’uomo e non esasperatamente infarcita di “espedienti” tecnici che snaturano la musica stessa. Alla stessa stregua il loro messaggio di uguaglianza in una società che ancora doveva accettare un tale fenomeno è assolutamente degna di nota.