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L’Universo dipinto di Giovanni Mattio

Giovanni Mattio, "Galassia", 2011 - Polimaterico su tela (cm 100X100)

Giovanni Mattio, “Galassia”, 2011 – Polimaterico su tela (100X100 cm)

Il Cosmo viene inteso, filosoficamente, come un ordine universale che si costituisce come unità organica e armonica. Un “sistema”, insomma. Però la concezione dello stesso è molto mutevole a seconda delle diverse culture.
Per i Greci dell’età classica, fondamento della nostra civiltà occidentale, il Cosmo è una realtà statica: “ciò che è bene armonizzato e sta bene”, così all’incirca lo definisce Platone nel “Timeo”. È la qualità positiva di un universo stabile e immutabile, rappresentato e “garantito” dagli dei, in contrapposizione alla effimera, volubile, instabile condizione degli uomini. Al Cosmo è contrapposto il Caos, condizione precedente dal cui “ordinamento”, appunto, il Cosmo si genera: dal vuoto potenziale all’ordine formato.
Per la tradizione indiana invece è il “rta”, cioè il fluire dinamico, spesso raffigurato come un fiume. L’opposizione allo “scorrere” è data dal mostro Vrta (colui che trattiene, ferma, ostacola) che viene ucciso dal dio Indra che “libera le acque” e dà inizio alla creazione cosmica.

Giovanni Mattio, "Elitropia", 2016 - Polimaterico su tela (50X70cm)

Giovanni Mattio, “Elitropia”, 2016 – Polimaterico su tela (50X70cm)

Giovanni Mattio, artista di “lungo corso”, la sua attività espositiva inizia nel 1986, e, non a caso, permeato di profonda cultura classica (ha insegnato per anni al Liceo Classico “Giovanni Berchet” di Milano), nella bella mostra “Le tavole del sole”, recentemente ospitata negli appositi spazi della nuova Biblioteca dei Ragazzi in Palazzo Santa Croce a Cuneo (per altro la prima in tale “location”) pare incrociare tali opposte teorie. È, ovviamente una personale “cosmogonia creativa” che ripercorre l’esperienza dell’artista, fra reminiscenze e richiami “colti” e tecniche frutto di ricerche sui materiali e i colori, con l’esito di produrre un affascinante percorso “siderale”.
I sessanta dipinti in esposizione sono stati divisi in cinque sezioni tematiche: “Tralci”, “Mense”, “In piena luce”, “Cosmogonie”, “Galassie”. Ed erano preceduti dalla polistrutturata scultura “La tavola del sole” che significativamente si riallaccia a un leggendario racconto di Erodoto sul popolo degli Etiopi. Costoro erano considerati una sorta di razza superiore, semidivina, nelle cui terre, secondo lo storico greco, vi era, appunto, la “tavola del sole”: una vasta area pianeggiante perennemente imbandita di carni che ogni notte la “madre terra” preparava per i suoi figli prediletti.
Le opere di Mattio si snodano in un continuum caratterizzato dal variare dei colori, dai verdi tenui e più forti, ai rossi accesi, ai blu di diverse tonalità fino al cupo quasi nero. È la mutazione degli elementi della terra e del cielo, la calma del mondo creato. La violenza di un’esplosione stellare e il cielo infinito di galassie ignote nel profondo dello spazio e del tempo. Immobilità e flusso cosmico.
L’artista mescola alle vernici altri componenti: sabbie, frammenti naturali, li ingloba in una resina che ricopre le superfici, quasi li fissa, ma nel contempo crea riverberi che rendono cangiante la composizione, sensibile alle varianti luminose, in grado di essere riflettente, così da inglobare anche lo spettatore nell’opera dove si specchia osservandola; del resto noi, anche se minuscole particelle, siamo parte dell’Universo.
E torniamo all’inizio, che è anche la fine della storia che Mattio “racconta” nei suoi lavori, alla scultura, già citata, “La tavola del sole”. In cima alla struttura dai toni che passano dal giallo, al bruno al verde, colori della terra e delle stagioni, è posta una tavola, nel senso proprio di mensa. Una tavola semplice, con due rustiche sedie in legno, di quelle che si trovano nelle vecchie osterie o sotto i pergolati delle case di campagna di una volta. Ma essa è vuota. Perché è tempo del Cosmo, non più del Caos e di Crono, che formò nell’uovo argentato Farnete, il primo generato, e “l’età dell’oro”, quando uomini e dei vivevano insieme percorrendo fianco a fianco il creato. Ora è tempo di un nuovo ordine e agli uomini non è più dato di accedere al divino, neppure è loro visibile e tanto meno è concesso gustare le stesse vivande alla stessa mensa.

Fabrizio Gardinali

Giovanni Mattio, "La tavola del sole", 2017 - Polimaterico, legno, tela, resine, minerali (285X85X85 cm)

Giovanni Mattio, “La tavola del sole”, 2017 – Polimaterico, legno, tela, resine, minerali (285X85X85 cm)

 

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