“Defiscalizzare imprese, aziende agricole, negozi e partite iva è la prima necessità per mantenere vive le terre alte”

È la prima e più importante necessità. Defiscalizzare le imprese del territorio montano. Esercizi commerciali, partite Iva, start up, ristoranti, alberghi, B&B, imprese agricole e artigianali. Solo così è possibile favorire la presenza di attività economiche nelle Terre Alte. Vale per il Piemonte e per tutto il Paese. Solo così si arginano spopolamento e abbandono, da sempre le grandi sfide “contro la forza di gravità” che continua a portare a valle giovani e famiglie, aziende e opportunità di crescita socio-economica. Il gap strutturale va superato con un’opportuna legislazione, a livello nazionale e regionale: precisi sgravi come erano stati individuati in passato con l’istituzione delle “zone franche urbane”. Defiscalizzare è più importante dell’arrivo di contributi: le imprese hanno bisogno di interventi stabili e duraturi nel tempo. Anche con l’eliminazione, nelle aree montane, degli studi di settore, falsati da turismo stagionale e presenza di comunità sempre più ridotte nei numeri. Un progetto complesso che Uncem sostiene da anni. E rilancia oggi, mentre a Roma dovrà aprirsi a breve il dibattito parlamentare sulla legge di stabilità 2017.
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Nel diritto tributario, la fiscalità di vantaggio viene definita come “l’insieme delle disposizioni tributarie studiate per fornire incentivi a particolari aree geografiche di uno Stato, o a settori sociali e imprenditoriali, per favorirne lo sviluppo”. Oggi, un’attività imprenditoriale in un Comune montano è soggetto a tasse e imposte di un’attività nel centro di Torino. Le “Zone a fiscalità di vantaggio” permetterebbero di recuperare un deficit competitivo di cui soffrono storicamente le imprese collocate nel territorio montano.

La conferma della necessità di ridurre le tasse alle imprese presenti nei Comuni delle Terre Alte arriva dal questionario che Uncem ha diffuso on line a giugno 2016. 500 risposte sono quasi unanime: il 99% degli intervistati considera il rischio “desertificazione commerciale”, cioè la scomparsa di negozi e attività, un “problema rilevante per il Piemonte e per il Paese”. Sono 80 i Comuni in Piemonte senza un negozio e altri 300 combattono ogni giorno per evitare che si abbassino saracinesche e chiudano gli ultimi presidi sociali nei piccoli centri. La chiusura di negozi comporta l’abbandono dei servizi di base – scuola, trasporti, sanità, assistenza – come confermano il 95% degli intervistati da Uncem. Il 77% è a conoscenza che i Comuni e le loro associazioni stanno chiedendo a Regione e Governo di individuare incentivi fiscali e alleggerimenti burocratici per le attività economiche e le partite iva delle aree montane. Meno della metà è informato dell’impegno analogo in altre Regioni, come la Sicilia che ha già una legge regionale nella quale sono istituite “zone a fiscalità di vantaggio”. Altro fronte aperto dal questionario quello degli “studi di settore”: il 94% degli intervistati evidenzia la fallibilità di questi strumenti nelle Terre Alte, dove vi sono picchi di presenza legati al turismo. Il questionario ha chiesto anche su quali imposte agire prioritariamente, con opportuni sgravi: secondo il 59,6% l’Irap, poi il 56 indica Irpef, il 30 l’Ires e il 46 l’Imu. L’Iva è la più gettonata (il 61% chiede di ridurla) anche se è quella più complessa da modificare.

Il questionario ribadisce quanto Uncem sostiene da tempo rispetto alla nascita di “centri multiservizi” nei piccoli Comuni: li chiede il 92% degli intervistati, per unire alla vendita di prodotti alimentari anche servizi postali, informazioni turistiche, tabacchi e giornali. Tutto in un unico spazio, come già avviene in tanti centri francesi. L’89% chiede di puntare sull’e-commerce e proprio in questi giorni Uncem ha chiesto a tutti i Comuni montani di segnalare nuove imprese che vogliano aderire al progetto Bottega dell’Alpe, con il sito per la vendita on line di prodotti tipici delle Terre Alte.

“Serve un’azione culturale – spiega Lido Riba, presidente Uncem Piemonte – oltre che politica. Regione, Parlamento e Governo devono ascoltare il grido di chi nelle aree montane tiene aperto un’impresa o un negozio, presidio sociale oltre che economico. Non basta la possibilità data dall’UE alle Regioni di ridurre le imposte regionali, come l’Irap. È in nome della concorrenza da garantire che si bloccano le iniziative nazionali per defiscalizzare alcune aree “a rischio” desertificazione a abbandono. Che senza provvedimenti strutturali, moriranno. E non avranno certo più il problema della concorrenza”. Anni fa Uncem ha anche lanciato la campagna “Compra in valle, la montagna vivrà”: vale per un nuovo stile, un nuovo approccio di residenti e turisti al territorio. Fondamentale è l’impegno degli Enti locali, anche nel favorire strumenti di promozione e marketing, grazie al lavoro delle Unioni montane, per ottenere “zone a fiscalità di vantaggio”, ed evitare che la burocrazia distrugga storiche e nuove imprese che tengono in vita le aree montane.

Nel 2016, il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato alcuni ordini del giorno ed emendamenti a disegni di legge relativi all’istituzione di “zone a fiscalità di vantaggio”. Tra le proposte, non ancora attuate, l’istituzione di un fondo regionale per la riduzione dei tributi locali per le imprese che garantiscono incremento occupazionale o nuovi insediamenti nei comuni delle zone montane; il sostegno alla rivitalizzazione dei Comuni con popolazione inferiore ai 1000 abitanti privi di esercizi commerciali ovvero dotati di un numero limitato di esercizi commerciali; la possibilità di offrire in un unico punto vendita un’ampia gamma di servizi di tipo commerciale al fine di incentivare la polifunzionalità dei servizi al consumatore; lo viluppo della capacità dei minori residenti nei comuni montani attraverso l’erogazione di un contributo mensile fino alla maggiore età; la tariffa d’ambito, costituente il corrispettivo del servizio idrico pagato dall’utenza nell’intero ambito ottimale, è ridotta, in misura non inferiore al 30%, per le attività imprenditoriali classificate come micro o piccole imprese situate nei comuni montani.

Molte altre Regioni hanno visto, su spinta delle Delegazioni locali di Uncem, azioni come quella del Piemonte. Solo la Regione Sicilia ha già legiferato in materia. L’idea di istituire in Sicilia una fiscalità di vantaggio per le zone montane è partita dalle associazioni di categoria e dai sindacati che operano nel comprensorio madonita, sostenuti dal prof. Gaetano Armao, docente di Contabilità Pubblica all’Università di Palermo. Gli stessi sono stati spinti dalla consapevolezza che le aree di montagna della Sicilia sono sottoposte ad un gravissimo processo di desertificazione umana e imprenditoriale e che uno straordinario patrimonio di cultura e di civiltà è ormai prossimo alla scomparsa. Le “Zone franche montane” interessano, oltre i monti delle Madonie, anche l’Etna, i Nebrodi e gli Iblei, quindi tutti quei comuni nei quali oltre il 50% della superficie totale è posta ad una altitudine di almeno 500 metri sul livello del mare. In particolare, secondo quanto previsto nella legge potranno accedere alle agevolazioni previste, nella forma di credito di imposta, le imprese aventi sede nei territori sopra indicati. Le imprese sono quelle artigiane, operanti nei settori delle attività manifatturiere, del turismo e dei servizi, oltre quelle operanti nel settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, incluse quelle agricole.

“Quella della Sicilia – prosegue Riba – è una buona legge. Va approfondita. Ed esportata nelle altre Regioni. Ma prima di tutto serve un’azione politica centrale che possa introdurre nella Stabilità 2017 e nel ddl piccoli Comuni e montagna, in discussione alla Camera in autunno, strutturali provvedimenti fiscali, a vantaggio delle imprese e di chi mantiene in vita le aree montane e interne di Alpi e Appennino”.

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