“La scienza può rendere l’agricoltura più sostenibile, basta caccia alle streghe”

maisIn che modo le biotecnologie verdi possono diventare un’opportunità per l’agricoltura sostenibile. Di questo si è parlato nel convegno organizzato dall’istituto agrario ‘Don Bosco’ di Lombriasco a cui è intervenuto anche il direttore della Confagricoltura di Cuneo, Roberto Abellonio. L’assunto di base sostenuto dalla Confagricoltura è il seguente: in un mondo che vede svilupparsi nuove malattie sempre più difficili da contrastare, si pensi a titolo di esempio alla diabrotica del mais, alla flavescenza dorata della vite, alla batteriosi dell’actinidia e così via, è necessario potenziare la ricerca e la sperimentazione nel settore delle biotecnologie verdi. La ricerca, infatti, può favorire lo sviluppo di varietà più adatte a climi e ambienti difficili, ridurre l’impiego di fattori chimici, di energia e di acqua, migliorare la qualità delle produzioni e la lotta a fitopatie per le quali l’uso di fitofarmaci è sconveniente o inefficace.

“Dovrebbe essere evidente come la ricerca rappresenta il motore dello sviluppo dell’agricoltura – dice Roberto Abellonio –, ma l’Italia ha bandito la ricerca in campo aperto su innovazioni adottate in tutto il mondo; abbiamo eccellenze, ricercatori e accademie che sono ampiamente in grado di lavorare su questi temi producendo innovazioni di cui la nostra agricoltura può ben beneficiare. Per non parlare poi del paradosso che vede l’Italia consumare prodotti ottenuti da piante geneticamente modificate ma non può coltivarle”. Intanto nel mondo crescono gli ettari di coltivazioni Ogm, specie in Paesi come Stati Uniti, Brasile, Argentina, India e Cina. “Si è visto come in questi Stati, in concomitanza con l’incremento delle superfici coltivate a Ogm, sia diminuito l’utilizzo di agrofarmaci del 37%, mentre le rese delle coltivazioni sono aumentate del 22% e il profitto per le aziende agricole legato a colture Ogm è maggiore del 66% – riprende Abellonio -. In Europa si è deciso perlopiù di non coltivarli, ma una parte molto importante dei mangimi utilizzati negli allevamenti italiani è prodotta partendo da soia e mais Ogm importati da Usa, Canada e America Latina e con i mangimi ottenuti da Ogm si ottengono prodotti a Denominazione d’origine protetta”.

Il Centro Studi di Confagricoltura ha stimato che il valore della soia e del mais importati in Italia assomma ad oltre 8 milioni di tonnellate, oltre 20.000 tonnellate ogni giorno, festivi inclusi, per un controvalore di oltre 2 miliardi di euro. È dimostrato, infine, come gli Ogm siano sostenibili anche dal punto di vista ambientale. “Dati scientifici dicono che gli attacchi di Piralide sul mais coltivato nella Pianura Padana causano perdite medie annuali che, se si fossero coltivate varietà resistenti, non solo si sarebbero potute evitare, ma avrebbero generato risparmi in acqua per l’irrigazione, trattamenti fitosanitari ed energia – conclude Abellonio -. Occorre quindi, nel solco della tradizione, sviluppare la ricerca per favorire una maggior innovazione con un piano di ricerca serio e sganciato da chiusure tipiche della caccia alle streghe. Abbiamo la possibilità di sviluppare tecniche nuove, per l’agricoltura italiana come il genome editing e la cisgenesi, migliorando le piante con geni di piante dello stesso genere”.

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