Giovani in agricoltura: la difficoltà del ricambio generazionale

Pochi giovani impegnati in agricoltura e un difficile ricambio generazionale per i tanti ostacoli tecnici e finanziari.  Ma anche un crescente interesse tra coloro che pensano ad un “ritorno” al settore primario come prospettiva di lavoro. E’ questa, in sintesi, la fotografia della situazione dei giovani in agricoltura e del ricambio generazionale nella Granda Cuneo illustrata dalla ricerca della Provincia e da cui emerge che quasi il 90% delle aziende agricole più vecchie (gestiste da coltivatori con oltre 55 anni) è senza un successore diretto.

Il documento è stato presentato  nella sede della Provincia a Cuneo, lunedì 23 febbraio alla presenza del presidente Federico Borgna, del consigliere provinciale delegato Roberto Colombero e dei funzionari provinciali  Gabriella Caviglia e Gianpaolo Viale che lo hanno elaborato, sotto la guida del dirigente Paolo Balocco.

Lo  studio ha origine dall’incrocio dei dati statistici dell’ultimo Censimento dell’agricoltura, della banca dati dell’Anagrafe regionale delle aziende agricole, della Rica per l’analisi dei redditi delle aziende, delle Camere di Commercio per le aziende registrate presso di esse, con quelli relativi al monitoraggio delle misure di politica agraria inerenti il sostegno pubblico a favore dei giovani (sotto i 40 anni di età) e del ricambio generazionale. Da qui sono partite le riflessioni sul ricambio generazionale in agricoltura, settore di fondamentale importanza soprattutto per la Granda che da sola rappresenta il 43 % del Pil agricolo piemontese.

“Questo incontro – ha detto in apertura il presidente Borgna – conferma il ruolo di stimolo e di sostegno che la Provincia, ente di area vasta, può rappresentare nel coordinamento delle politiche territoriali di un ambito vasto e complesso come il nostro”. “Vogliamo rimettere al centro i giovani in agricoltura – ha aggiunto il consigliere Colombero – in una partita delicata ed importante come la politica agricola che deve coinvolgere tutti”.

Nel 2013 in provincia di Cuneo risultano attive 21.510 aziende agricole, quasi totalmente registrate come aziende individuali (90%). Negli ultimi tre anni (2010-2013) se ne sono perse 1.649, pari a -7,1%. Le imprese giovanili cuneesi rappresentano il 12% del totale, in linea con il dato regionale, ma il tasso – se confrontato con quello delle altre attività – evidenzia un minor ricambio generazionale. Anche la figura dell’agricoltore giovane è oggi cambiata: in larga maggioranza si tratti di maschi (70,7%), italiani (99,6%) e diplomati (41,7%) e le aziende gestite da giovani sono più dinamiche, più grandi e più innovative.

Accanto ai dati occupazionali la ricerca fa emergere un aspetto importante che riguarda la superficie agricola coltivata che nei decenni si è progressivamente dirotta. In particolare, tra i due ultimi censimenti 2000 e 2010, le aziende agricole della provincia di Cuneo si sono ridotte del -36,8%, a fronte di una contrazione del – 5,3% della superficie agricola utilizzata. E’, al contrario, aumentata la dimensione delle aziende passate da una superficie media di 8,4 ettari a 12,6 ettari (+50%). E se l’azienda è condotta da un titolare giovane la superficie media aziendale cresce a 20,5 ettari.

L’agricoltura rappresenta, quindi, uno sbocco lavorativo per i giovani? I dati dei Censimenti  Agricoltura evidenziano come tra il 2000 e il 2010, con la riduzione complessiva delle aziende anche il numero dei giovani agricoltori sia calato, in questo caso del -43,8%. Per risollevare le sorti del settore potrebbe dare una mano la successione familiare, ma gli agricoltori adulti (over 55 anni) con un successore o un familiare o parente con meno di 40 anni che lavora in azienda, sono solo il 9,8% degli agricoltori, che significa che circa il 90% di queste aziende è senza successore. Il ricambio nella guida delle aziende si dimostra più facile in pianura e meno in montagna e quando mancano i successori l’attività viene chiusa oppure venduta in parte o del tutto ad altri. Nei prossimi anni le conseguenze potrebbero essere pesanti per la provincia di Cuneo dove, sul mercato fondiario, si riverserà 1/7 di tutta la superficie agricola utilizzata.

Ma perchè è così difficile per i giovani entrare in agricoltura? Lo studio riporta i principali ostacoli che sono di natura economica perchè in agricoltura si guadagna di meno rispetto ad altri settori a parità di costi e rischi di gestione, ma anche quelli di natura sociale, legati alla qualità della vita degli agricoltori, condizionata dall’attività e dal luogo in cui vivono. Infine, difficoltà di carattere prettamente settoriale, come i costi di avviamento (soprattutto quelli legati all’acquisto e all’affitto della terra), l’accesso al credito, l’acquisizione di diritti di produzione (zootecnia da latte, vitivinicoltura, ecc), costi di successione a quelli di insediamento.

L’inizio di una nuova attività agricola è fortemente condizionato dalla dotazione di capitale iniziale e in particolare di terreni e strutture. Reperire la superficie produttiva al di fuori della famiglia già agricola rappresenta un grosso problema, soprattutto per un giovane che cerca in un mercato fondiario come quello cuneese, caratterizzato da quotazioni elevate (fra le più alte in Italia) in a particolare in aree vocate a vigneti, frutticoltura e colture pregiate. Per i giovani senza terra non resta che l’affitto come forma preferenziale di acquisizione dei terreni rispetto al più oneroso acquisto oppure ci sono nuovi piccoli insediamenti in aree svantaggiate di montagna (meno care) per attività agricole biologiche o di nicchia.  A soffrire sono anche i figli di agricoltori di aziende agricole di dimensioni troppo piccole per essere o per diventare competitive. Solo i figli di agricoltori con sufficiente terra a disposizione per una attività imprenditoriale competitiva sono favoriti.

Come aiutare i giovani? Per i prossimi anni le parole d’ordine dovranno essere: incentivazione dei giovani con politiche  che tocchino non solo il comparto agricolo, ma anche quello sociale e familiare; formazione professionale; diversificazione delle attività agricole; tutela dell’ambiente e del territorio per la produzione di prodotti di qualità. Le risorse finanziarie sono attese dal prossimo Piano di sviluppo rurale (Psr) e occorrerà avere ancora una macchina organizzativa come la Provincia in grado di far arrivare tali finanziamenti alle singole aziende agricole, come già avvenuto  con il Psr 2007-2014 per circa 140 milioni di euro, su oltre 30 mila domande pervenute. Al dibattito sono intervenuti Delia Revelli (Coldiretti), Marcello Gatto (Camera di Commercio), Natale Carlotto (pensionati), Claudio Dutto (Istituto Agrario e Alberghiero), Paolo Salsotto (Corpo Forestale dello Stato).

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